Navigando a Sud

Settimana Azzurra alla scoperta di coste e fondali navigando a sud

Navigando a sud  nel Corso di Vela con rotta sulle Pontine, 7 giorni di esperienza a stretto contatto col mare, assistito costantemente dall’istruttore imparando le manovre nei vari scenari, a prendere le decisioni corrette, direttamente in crociera!

La Settimana Azzurra è un’esperienza incredibile nel blu che colora ogni cosa del Mar Tirreno, vivendo delle esperienze superlative, imparando l’arte della navigazione a vela, apprendimenti unici e indimenticabili che restano dentro di te per sempre.  Salpa con noi alla scoperta dei fondali e della natura circostante le coste nel paradiso meraviglioso dell’arcipelago pontino:

  • Corso base prima uscita Maggio Giugno Settembre
  1. Corso in navigazione 3 gg equipaggio max 6 pax € 2000,00
  2. Corso 5 gg equipaggio max 6 pax  € 2700,00
  3. Corso 7 gg equipaggio max 6 pax  € 3500,00
  • Corso avanzato seconda uscita con navigazione notturna Maggio Giugno Settembre
  1. Corso in navigazione 3 gg equipaggio max 6 pax € 2300,00
  2. Corso 5 gg equipaggio max 6 pax  € 3000,00
  3. Corso 7 gg equipaggio max 6 pax  € 3800,00
  • Corso base prima uscita Luglio Agosto
  1. Corso in navigazione 3 gg equipaggio max 6 pax € 2300,00
  2. Corso 5 gg equipaggio max 6 pax  € 3300,00
  3. Corso 7 gg equipaggio max 6 pax  € 4500,00
  • Corso avanzato seconda uscita con navigazione notturna Luglio Agosto
  1. Corso in navigazione 3 gg equipaggio max 6 pax € 2600,00
  2. Corso 5 gg equipaggio max 6 pax  € 3500,00
  3. Corso 7 gg equipaggio max 6 pax  € 4800,00

 

Ponza e Palmarola

Benvenuto a Ponza.

Goditi questo paradiso.
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l’Odissea ci racconta di quando Ulisse sbarcato sull’isola chiamata e a oggi Ponza ne incontrò la sovrana 2 punti La maga Circe.
Mandata parte dei suoi uomini in esplorazione dentro l’isola questi non fecero ritorno perché trasformati in porci dalla maga dopo essere stati accolti con un sontuoso banchetto.
solo euriloco che non aveva bevuto la bevanda magica riuscì a tornare da Ulisse per avvertirlo.
Questi aiutato da Ermes, il messaggero degli dei che gli forni un’erba protettrice da ogni magia, andò da Circe e la convinse a ridare aspetto umano ai tuoi compagni.
Ulisse roast però alla reggia per un anno di banchetti e festeggiamenti quando infine sollecitato dai compagni decise di partire.
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Non è difficile pensare che Ulisse fosse stato conquistato oltre che dalla bellezza della maga Circe dallo spettacolo inebriante e superlativo di quest’isola.
è la più grande delle isole dell’arcipelago ponziano che include Gavi zannone palmarola Ventotene è Santo Stefano e si colloca davanti al Golfo di Gaeta a 21 miglia nautiche da San Felice.
Fa parte della provincia di Latina nel Lazio e la sua superficie di 7,5 chilometri quadrati è per lo più collinare.
La sua cima più alta non supera i 280 metri sopra il livello del mare e la presenza di diversi crateri ne determina l’origine vulcanica.
Le grotte sottomarine e le scogliere incredibili La rendono ogni anno metà di appassionati di diving e apnea oltreché snorkeling e amanti semplicemente del mare.
Come molte isole ancora geograficamente selvagge il modo migliore per visitare Ponza è a bordo di una barca.
L’isola è stretta e lunga è molto vicina all’isola di Gavi che dista solo 120 metri.
Come tutte le isole del Mar Tirreno Ponza riporta testimonianze di presenza umana dall’epoca neolitica, poi occupata dai Volsci, dai Fenici e dai greci dai quali deriverebbe il nome dal greco antico “Póntos” ovvero “mare”.
Come tutto il Mediterraneo fu poi parte di Roma prima come Colonia e poi come parte dell’Impero.  In quest’epoca furono così costruiti acquedotti dighe serbatoi idrici assieme all’ opera portuale e alla costruzione di numerose splendide ville patrizie.
Come tutte le isole del Mar Tirreno nel medioevo fu curata dai monaci benedettini per poi disperdere questa ricchezza a seguito di razzie spietate e ripetute a partire dal IX secolo.
Nel basso medioevo l’isola fu affidata dal Papa Innocenzo III ai frati cistercensi per poi passare al dominio degli Aragonesi due secoli dopo nel 1454.
Gli attacchi dei pirati continuarono nel secolo successivo con ferocia inaudita da parte di ariadeno Barbarossa e poi del Corsaro dragut ed infine nel 1655 la distruzione dell’isola fu completata da un’incursione turca.
Nel secolo successivo sotto il dominio borbonico i pirati turchi furono scacciati definitivamente, mentre l’isola veniva colonizzata con famiglie di provenienza ischitana dalle quali discende chi oggi risiede a Ponza.
Fu costruito il carcere di Ponza, assieme a numerose opere pubbliche come il porto la fortezza e i livelli stradali.
In seguito l’isola Pooh brevemente dominata dalle truppe napoleoniche per poi passare agli inglesi e venir restituita ai Borboni per infine venire occupata dai garibaldini ed entrare a far parte del Regno d’Italia nel 1861.
100 anni orsono il regime fascista tornò ad usare l’Isola di Ponza come luogo di confino per gli oppositori politici, liberati poi sul finire della seconda Guerra mondiale quando è passato alla storia l’incontro nel porto fra il Duce, che veniva temporaneamente recluso sull’isola, e i prigionieri, perlopiù politici comunisti, che ritrovavano la libertà.
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Oggi Ponza è una meraviglia del Mar Tirreno che conquista sin dall’approdo, quando il suo porto abbraccerà i naviganti con le sue casette bianche e Rosate.
L’escursione in barca è senz’altro la scelta migliore per gustare il fascino di quest’isola con le sue mille calette, grotte, falesie e scogliere facili da raggiungere solo dal mare, fra le quali imponente c’è Chiaia di Luna con i suoi 100 metri di caduta libera oppure i faraglioni di Lucia Rosa (………………)che raccontano una storia tragica col loro nome, e catturano col loro fascino selvaggio.
dal porto spostandosi in barca verso nord si raggiunge facilmente la spiaggia del Frontone, poi proseguendo superata la località Le forna si arriva a .
A breve distanza selvagge e incontaminate troviamo palmarola e zannone che fa parte del Parco Nazionale del Circeo.
Verso sud dal porto si fa rotta verso la punta della Madonna che chiude il semicerchio della baia a sud-est dove troveremo le grotte di Pilato, antiche peschiere romane scolpite nella roccia per l’allevamento dei pesci, scavate dai Romani coi suoi incredibili bagliori fluorescenti dell’acqua, se esplorati nell’ora giusta e con la luce adeguata.
Superati i faraglioni della Madonna si incontrano i faraglioni di calzo e poi punta della guardia oltre cui si passa alla costa ovest dell’isola, giungeremo all’affascinante spiaggia di Chiaia di Luna, con la sua scogliera di tufo a picco anche fino a 100 metri, dai colori turchesi e brillanti dell’acqua e famosa per la sua forma caratteristica somigliante a una falce di luna in una notte stellata d’estate.
Risalendo verso nord Sara poi la volta di punta faraglioni e dei faraglioni di Maria Rosa seguiti a loro volta dai faraglioni e la spiaggia di Lucia Rosa, con una leggenda tragica custodita (……)  da questi luoghi.
Superata la spiaggia di Lucia Rosa si raggiunge Cala feola un altro luogo straordinario di questa isola con le sue piscine naturali trasparenti Cala dell’acqua e Cala Gaetano.
Siamo nel paradiso per i sub gli apneisti e gli amanti dello snorkeling: qui come lungo tutta la costa i fondali nascondono Grotte relitti e la fauna marittima è copiosa, con tante razze di pesci che sono riconoscibili anche guardando il mare dalla barca vista la trasparenza eccezionale dell’acqua di questo mare, che cambia colore repentinamente Durante l’esplorazione.
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Come molte altre isole tirreniche Ponza eh un appoggio abituale per innumerevoli razze di uccelli migratori, studiati a livello universitario dal centro di ricerca sulla migrazione.
La cucina tipica di Ponza rappresenta un incontro fra mare e terra con pesce frutti di mare e molluschi a fare da protagonisti di tanti piatti. Antipasti di fiori di zucca fritti pomodorini dolci e squisite  insalate di mare sono seguite da linguine con l’aragosta zuppe di lenticchie o anche di cicerchie oppure spaghetti col granchio fellone.  La tiella è una pizza di pasta sfoglia ripiena con polpo e patate oppure alici e scarole e cipolle 6 secondi piatti abbiamo il coniglio alla ponzese.  Le zeppole di San Giuseppe oppure il casatiello un dolce Pasquale tipico molto zuccheroso con lievito e farina accompagneranno spesso una chiusura di pasto con fave fresche e pecorino.  Qualità deliziosa nei vini locali prodotto di un terreno vulcanico e della vicinanza del mare come il bianco di punta fieno la biancolella il Nero D’Avola e il moscato.
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Palmarola si trova a fianco di Ponza la più selvaggia disabitata com’è senza porti e con un solo approdo quello del ristorante o francese.
La storia è quella di un ponziano che andò a vivere in Francia dove mise su famiglia. Conservando nel cuore gli anni della sua infanzia trascorsi in una grotta a Palmarola insieme al padre pescatore buongiorno tornato in Italia decise di costruire casa con legno a Palmarola e vi si trasferì con la moglie.
Così nacque questo ristorante, dagli anni 60 60 passato alla gestione di una coppia che è tuttora lì.
Il nome di questi Isolotto, 10 km verso occidente da Ponza è dovuto alla diffusione sul suo territorio della palma nana, e chi la visita troverà davanti a sé coste meravigliose con Grotte calette e scogliere fra queste la cattedrale una zona dov’è la scultura del tempo l’erosione dell’acqua e del vento sembrano Opera dell’uomo, O meglio ancora Divina.
Il faraglione di mezzogiorno è il punto di arrivo all’Isola, la grotta del gatto ha una sorgente d’acqua dolce nei suoi anfratti accessibili solo con una barca di modeste dimensioni, le galere hanno scogli maculati punti ocra su uno sfondo nero in ossidiana un vetro purissimo nero come i fondali marini.
Il ristorante o francese e anche un bar che da la possibilità di pernottare che si trova sulla scala più estesa di Palmarola, con la sua spiaggia ghiaiosa, è un panorama indimenticabile mentre sul salita della collina l’unica costruzione che l’occhio può cogliere è la stravagante Villa delle sorelle Fendi.
Non ci sono altre spiagge sull’isola, che offre un percorso di trekking di media difficoltà col suo sentiero faraglione di San Silverio.

Ventotene & Santo Stefano

Ponza e Palmarola

Immergersi nelle acque cristalline di Ventotene impone un abbandono gioioso alle nostre emozioni, sopraffatti da un territorio sottomarino incontaminato e straordinario di pura natura, fra giardini di gorgonie e spugne scarlatte che adornano pareti di grotte calcaree, rocce dai colori sgargianti che vanno dal blu al viola, con coralli tropicali, corvine, castagnole e grappoli di uova di molluschi.
Preparati a perlustrare relitti in profondità dove l’acqua da azzurra sfuma verso il blu scuro tinto di nero e pesci che numerosi si avvicinano a te e agli altri sub senza timore da quando questo territorio è divenuto Area Marina Protetta.

Benvenuti a Ventotene, il paradiso delle immersioni, meta selvaggia amata dai praticanti del diving per la bellezza dei suoi paesaggi subacquei, molti dei quali concentrati nel suo perimetro occidentale.
Ventotene ha anche un’altra fama, quella di luogo d’esilio dai tempi dei Romani, dei quali sono tutt’oggi numerosi i resti, quando Augusto vi mandò la figlia Giulia, l’imperatore Tiberio vi costrinse la nipote Agrippina, poi fatta morire di fame, e ancora successivamente l’imperatore Nerone vi esiliò sua moglie Ottavia, ripudiata poiché non gli aveva dato figli.
Disabitata fino al 1771 quando fu popolata per decreto di Ferdinando IV di Napoli, Ventotene è tornata a essere usata come luogo d’esilio durante la Seconda Guerra Mondiale quando numerosi antifascisti vi furono, seppur brevemente, confinati.
Due di loro qui scrissero il “Manifesto di Ventotene” passato alla storia come testo introduttivo a quella Europa unita composta da stati federati che da allora cominciò a essere un obiettivo politico fino ai nostri giorni.
Ventotene e Santo Stefano sono le isole più a sud dell’Arcipelago Pontino, situate alla stessa latitudine di Napoli benché a una distanza di 50 km dalla costa campana, e a una quarantina di chilometri sia da Ischia che da Ponza.
Le sue terre emerse, 2 kmq scarsi, sono la cima di un vulcano che sprofonda nel fondale fino a 700 metri, mentre l’altitudine sul livello del mare raggiunge al massimo di 139 metri.
La popolazione residente in questo Comune è di 750 persone circa con una nutrita minoranza di rumeni.
Il nome deriva dal suo antico nome “Bentitiene” ovvero “l’isola dai fondali buoni tenitori”.
È un’isola senza veicoli in circolazione, con una sola spiaggia, Cala Nave, che rispetto a quelle della maggiore Ponza non è mai troppo affollata, oppure ci sono gli scogli sotto al Faro, da cui si può ammirare l’isolotto di Santo Stefano.

Il Porto è il luogo dove passeggiare nel tardo pomeriggio e poi trascorrere la serata sull’isola, coi suoi piccoli ristoranti bar e locali affacciati davanti alle barche dei marinai che rientrano o sa
lpano.
Adiacente si trova il Porto vecchio che mantiene la struttura organizzata dai Romani dei quali è possibile visitare anche le cisterne che furono una loro costruzione per l’approvvigionamento idrico, così come Villa Giulia si trova sul promontorio di Punta Eolo.

Nel Castello e Museo Archeologico di Ventotene risiede il Municipio oltre che una ricostruzione dell’isola all’epoca dei Romani e un’ esposizione di reperti archeologici.  Sull’isola si trova anche il Museo della migrazione e Osservatorio Ornitologico, primo in Italia, parte museale dell’Area Marina Protetta.

Ai piedi del faro di Ventotene invece si trovano 3 vasche ricavate nella roccia che in epoca romana erano utilizzate per l’allevamento dei pesci.
Sull’antistante Isola di Santo Stefano, pressoché disabitata, con una piccola passeggiata verso la sua parte centrale si giungerà alle imponenti mura del Carcere di Santo Stefano costruito nel 1795 dai Borboni, con la sua forma a semicerchio che voleva infliggere agli ergastolani la sensazione di essere sempre osservati dal suo punto centrale, oggi in stato di abbandono.

 

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