Separati con figli in barca

Quando si diventa papà e mamma sì intraprende un percorso di vita basato sulla nostra umanità, seguendo la nostra natura, e si avvia un processo di trasmissione e di scelte.

In questa esperienza si condensano le nostre aspettative, sogni, proiezioni, finora custodite dentro di noi, pronte a esplodere in una valanga di emozioni quando i nostri figli si trovano infine fra le nostre braccia.

La separazione fra due genitori a volte spazza via i momenti ideali insieme con la nostra famiglia, quell’immaginario fatto di felicità, complicità, esperienze da ricordare per sempre, che si infrangono con una realtà diversa, per dispetto della vita e per un insieme di fattori che non riusciamo a gestire più.

A volte questo è un punto di non ritorno non solo del nucleo familiare ma anche per l’intesa col proprio figlio, venendo a mancare la capacità di stare insieme costruttivamente ed emotivamente.

Essere equipaggio per costruire un rapporto di complicità

La barca a vela permette ai genitori single di far parte di un equipaggio insieme ai propri figli, un’esperienza coinvolgente, a 360° e che chiama in causa le risorse individuali e di gruppo, in armonia con un’obbiettivo comune che rende tutti interdipendenti, ognuno con ruoli precisi, immersi in un forte e coercitivo elemento naturale, una riscoperta del rapporto con gli altri attraverso la coralità di gesti e comandi.

Affiatarsi, guardarsi negli occhi, valutare le situazioni, gestire l’interazione con chi permette insieme a noi la navigazione: questi sono i colori del blu del mare, intrisi di sensazioni che trascendono la routine urbana, spezzando abitudini e innescando il circolo virtuoso di quelle “esperienze indimenticabili” insieme al proprio genitore, insieme al proprio figlio, senza le quali a volte un rapporto può sembrare incompleto.

L’equipaggio è sempre presente a sè stesso, vive e agisce nel presente, fondendo l’innata capacità di reazione agli stimoli e scolpendo al contempo l’abilità nel relazionarsi e nell’accumulo di ogni esperienza.  E’ quindi inevitabile forgiare senso di responsabilità e di appartenenza. 

Si diventa un tutt’uno giacchè ogni interazione con le persone è vitale per poter gestire gli elementi della natura, potente e onnipresente.

Quando la sera poi l’orizzonte si colora coi pastelli caldi del tramonto e si prepara la tavola per cenare nel pozzetto, sarà un rituale, un momento per riposare muscoli e mente e meditare insieme, presenti a sé stessi, mentre il Comandante dà gli ultimi ordini della giornata.
Appagato dal risultato di uno sforzo corale che non ammette filtri, l’equipaggio metabolizza l’esperienza fatta e nel nuovo giorno si riparte forti di un bottino che non può essere portato via, genitori e figli, una squadra, e il mare, un punto d’unione.

 

     

     

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